FISIO EVIDENZE del Dott. Raffaele Tafanelli

Schiena: come piegarsi per non danneggiarla?

Raffaele Tafanelli
Scritto da Raffaele Tafanelli

La flessione della colonna è sempre stata demonizzata. Decine di approfondimenti medici (in televisione) ci hanno insegnato a “tenere la schiena bella diritta”, quando si raccolgono i pesi. Piegare le ginocchia e le anche e avvicinare il più possibile il peso al corpo sono i consigli più frequenti e sono stati perfino aperti corsi sul come (non) piegare la schiena. Guai a fare il contrario, almeno secondo un vecchio modo di pensare basato più su teorie biomeccaniche che su solide ricerche ed evidenze scientifiche.

MA COSA DICONO GLI STUDI E LE EVIDENZE SCIENTIFICHE ATTUALI?

Giusto il contrario (come al solito). La nostra colonna vertebrale è un sistema vivissimo che si adatta continuamente al carico di lavoro che deve sopportare nel corso della vita. Piegarla non la danneggia anzi la irrobustisce, anche se qualcuno è interessato a venderti il contrario… La credenza secondo cui piegandola la danneggeremo irreparabilmente produce invece senso di fragilità e pericolo, che sono associati a mal di schiena cronico. Quindi fisioterapisti e medici che cercano di aiutarti in televisione ti hanno portato sulla cattiva strada, in modo consapevole o meno.

Del resto (se ci pensi) se ci viene consentita (da madre natura) la flessione della colonna lombare (la parte più bassa della spina dorsale) un motivo c’è: è la soluzione energeticamente più efficiente; ci permette, infatti, di compiere il minimo consumo energetico (in calorie) per avvicinarci al suolo. Basti vedere quanti muscoli dobbiamo attivare per poter raccogliere un oggetto da terra senza piegare la colonna.

QUINDI NON DANNEGGERAI NULLA PIEGANDOTI PER RACCOGLIERE UN OGGETTO MA ATTENZIONE

Tuttavia è opportuno comprendere che non tutti ci pieghiamo allo stesso modo, non sarebbe logico neanche pretendere di insegnare a piegare la schiena a soggetti che usano maggiormente altre articolazioni. Le strategie di apprendimento del movimento dipendono da fattori costituzionali e acquisiti; ci sono soggetti che si piegano sfruttando più anche e ginocchia, altri che lo fanno sfruttando solo le anche e altri ancora che sfruttano solo la colonna lombare. Non ci sono modi corretti e scorretti e, quando non è presente dolore, è possibile continuare a sfruttare le stesse strategie; infatti le articolazioni si sono adattate progressivamente a compiere quel particolare tipo di movimento.

QUANDO COMPARE DOLORE INVECE COSA FARE?

Quando il dolore compare in una direzione di movimento (flessione, estensione, flessione laterale ecc.) è opportuno chiedersi se non ci sia stato un repentino incremento dell’attività lavorativa in quella posizione; in questi casi il dolore potrebbe essere dovuto alla mancanza di gradualità nell’attività, e può quindi essere espressione di un sovraccarico segmentario. In altri casi ci si deve chiedere se il mal di schiena non sia stata la conseguenza della sedentarietà. Molti studi sottolineano infatti come la lombalgia (mal di schiena) sia causata dal poco movimento quotidiano.

Altre volte, invece, una o più vertebre sono in disfunzione e il dolore è quindi la conseguenza di questa rigidità localizzata, che non permette alla colonna lombare di muoversi armonicamente sovraccaricando alcune unità funzionali spinali. In questi casi dovrò mobilizzare la tua colonna in studio e “sbloccare” i segmenti più rigidi o stabilizzare quelli troppo mobili.

MA SE LA SCHIENA MI FA MALE PIEGANDOMI NON SAREBBE MEGLIO EVITARE DEL TUTTO DI PIEGARMI ?

Questa è la domanda che più di frequente mi è stata posta.

Io rispondo sempre: Ma se una volta da bambino ho preso una storta alla caviglia camminando non sarebbe stato meglio non camminare mai più per non prendere altre storte alle caviglie?

Non è logico come pensiero, perchè si associa la flessione della schiena ad un meccanismo dannoso, quando non è così. Anzi la percezione che la colonna sia fragile e non possa essere flessa crea rigidità, contrazione basale dei muscoli maggiore e incrementata sensibilità al dolore.

Sentiti quindi libero di piegarti, imposta gli sforzi in flessione con progressività e gradualità: in poche parole, non raccogliere una lavatrice da terra piegando la schiena e tirando di colpo, quando fino a poco fa non eri capace di raccogliere magari neanche una busta della spesa.

Ultimo consiglio: quando senti illustri professori parlare in TV e dispensare consigli, documentati sempre meglio su motori di ricerca affidabili come Pubmed. Molte volte le persone confondono l’autorità e l’importanza di un professore/medico/fisioterapista con l’evidenza scientifica (e l’efficacia clinica) del consiglio che viene dispensato.

Circa l'autore

Raffaele Tafanelli

Raffaele Tafanelli

Fisioterapista di esperienza presso Fisio@RT a San Severo

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