Cultura

Lucia Schiavone. Dalla chimica alla presidenza dell’ARCIDONNA di San Severo – un’intervista di Maria Teresa Infante

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Scritto da Peppe Nacci

Parliamo di donne. Donne e madri, lavoratrici e impegnate nel sociale, donne di Capitanata.

Incontro la Presidente dell’ARCIDONNA APS, circolo “Elsa Morante” di San Severo e vice presidente del Comitato provinciale ARCI-Foggia e mi trovo al cospetto di una donna non solo radicata profondamente nel tessuto sociale territoriale ma, in aggiunta, con un profilo professionale ricco, variegato e interessante dal punto di vista scientifico

Lucia Schiavone nasce a Cervinara (AV), vive a Caserta fino al 1989, dopo una tappa a Lucera (FG) si trasferisce a San Severo, sempre in provincia di Foggia, dove vive tutt’ora.

Prima di addentraci nello specifico dell’intervista le chiedodi parlarci in prima persona delle sue abilità professionali per conoscerla meglio.

– Sono laureata in Chimica – con insegnamento in scuola privata e statale sia a Caserta che a San Severo – ed Esperto in Campo Ambientale. Ho frequentato come stagista il servizio di Patologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, il Policlinico San Leonardo di C/mare di Stabia (NA) e anche l’ASL FG/1 Presidio Ospedaliero San Giacomo di Torremaggiore (FG). Sono stata Responsabile del settore chimico e microbiologico c/o Laboratorio di analisi agro- alimentare e ambientale.

– So che non è tutto e che la sua sete di conoscenza è andata oltre nel campo della ricerca scientifica.

– Verissimo, infatti ho lavorato per l’ottimizzazione di metodiche enzimo-immunologiche per la diagnostica tiroidea, per la messa a punto di tecnica EIA omogenea per la determinazione della capacità tiroxino-legante, ottimizzazione di metodiche EIA per la determinazione di droghe d’abuso (attuazione Decreto ANIASI) e validazione mediante partecipazione al Programma di Controllo di Qualità istituito dal Dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Padova in collaborazione con FIDIA ResearchLaboratories, e infine anche per l’ottimizzazione di metodologie innovative per la diagnosi del Favismo.

Direi che si è tenuta davvero impegnata ma, nonostante questo è riuscita a dedicare tempo e attenzioni al mondo femminile e alle problematiche che gli ruotano attorno forte, forse, del senso innato di sorellanza insito in tante donne. Come è giunta alla presidenza dell’ARCIDONNA?

L’ARCIDONNA è presente sul territorio dal 1986 e ne sono diventata presidente nel 2009 ma in verità non ho avanzato la mia candidatura personalmente. Accadde che la presidente storica Carmela La Mela, per questioni familiari, presentò le dimissioni e il Consiglio Direttivo, di cui facevo parte, mi designò quale Presidente. Poi successivamente sono sempre stata votata in maniera massiccia dalle socie e quindi capirai che la mia non è stata una scelta, mi sono trovata senza volerlo a capo di questa bellissima associazione.

–– Quali le attività principali svolte “dall’Elsa Morante” e cosa si propone?

L’Associazione è un circolo ricreativo culturale e quindi le sue attività sono impostate principalmente sulla diffusione della cultura, in tutte le sue sfaccettature, e ovviamente non essendo un circolo di volontariato si propone mediante le sue attività, a fare informazione.

–Nella sua esperienza decennale in che maniera sono cambiate le esigenze o le richieste da parte delle donne e quali i cambiamenti che denotano il frenetico evolversi contemporaneo.

Non saprei dirti con esattezza; noto purtroppo un regredire da parte delle nuove generazioni in quanto credo che, non avendo vissuto in prima persona le lotte per l’emancipazione femminile, si sono trovate davanti una strada già spianata verso un futuro che potrebbe portare all’eguaglianza di genere e ne stanno approfittando in modo sbagliato. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda credo che si stiano perdendo valori che andrebbero ripristinati, ma purtroppo non vedo molte figure che potrebbero aiutare in tal senso. Oggi si pensa troppo al Dio denaro e le persone deputate all’educazione dei nostri giovani sono i figli di una nuova realtà culturale purtroppo scadente, venuta fuori dalle varie riforme della scuola e dell’università. 

–L’Arcidonna ha anche una particolare attenzione per la violenza di genere e non potrebbe essere diversamente. In riferimento al nostro territorio chi sono le donne che si rivolgono al Circolo?

Il nostro territorio non si discosta di molto dal contesto nazionale, anche se bisogna dire che sembra attento all’evoluzione ma che in fondo vive ancora di ricordi. I ricordi sono importanti, se visti come proiezione del futuro.Le donne che si rivolgono a noi appartengono a diversi stati sociali, ma contrariamente a quanto si crede, la maggioranza è di uno stato sociale abbastanza alto,

C’è un episodio particolare di cui ha memoria?

Sì, la richiesta di aiuto di una persona di cui non sospettavo minimamente la sua condizione e che nonostante la sua cultura crede ancora di poter farcela da sola.

 –Violenza fisica o psicologica, drammatica in entrambi i casi e negli ultimi anni in costante aumento, nonostante si sia innalzato il livello di attenzione e la soglia di sensibilità. In cosa stiamo sbagliando?

Non è facile rispondere a questa domanda, ma ci provo. Credo che dipenda anche dal cercare di isolare sempre più la donna che, nei casi più gravi, è costretta ad allontanarsi con i propri figli lasciando una quotidianità che è molto importante per i bambini; dal non applicare correttamente le pene che prevede il codice; nel non voler riconoscere che il problema è maschile per cui si dovrebbe cercare di educare e rieducare. Ovviamente ci sarebbe ancora tanto da dire, pensiamo anche che in genere la donna dipende economicamente e questo la dice lunga….

 –Durante questa fase di emergenza sanitaria, costretti a soggiornare maggiormente tra le mura domestiche, sono aumentate le donne che vi hanno richiesto sostegno?

Qualcuna che abbiamo segnalato al CAV

–Si avvicina il Natale, anche lei, come tante famiglie del Sud (purtroppo), ha una figlia lontana. Come sta vivendo questo periodo di semi isolamento sia fisico che affettivo?

Non proprio in maniera positiva. In questo particolare periodo sono tanti i momenti di riflessione sulla situazione italiana che riguarda la fuga all’estero delle nostre eccellenze. Credo che chiunque debba decidere in maniera autonoma se restare in Italia o andare all’estero per perseguire le proprie inclinazioni lavorative. Per quanto riguarda mia figlia, nonostante le sue notevoli capacità nell’ambito della ricerca e laurea con massimo dei voti, borse di studio, master in Editoria di II livello, anche questo con borsa di studio, è stata costretta ad emigrare dove, da sola, fidando solo sulle sue capacità, è riuscita prima a laurearsi anche alla Queen Mary University of London e poi ad entrare alla BirkbeckUniversity of London come dottoranda dove è sostenuta con borsa di studio. Se non fosse sopravvenuta la pandemia forse avrei vissuto questa lontananza in maniera differente, considerando che non è la prima volta che si trova all’estero. Sono sempre stata del parere che ai figli bisogna dare ali per volare e radici per tornare. La cosa che più mi deprime è che, nonostante da vari anni non sia in una forma fisica perfetta, ho sempre viaggiato, sia raggiungendo mia figlia che andando periodicamente a Caserta dove vive la mia famiglia di origine. Mi manca il movimento…

Domani cosa farà Lucia?

Del domani non v’è certezza… Se riusciamo ad uscire da questo brutto periodo Lucia conta di tornare di nuovo a Caserta, ma questo non significa abbandonare l’associazionismo. Credo di avere ancora molto da dare e da dire.

Mio marito, anche lui di origini campane, ha raggiunto la pensione e di conseguenza pensiamo di spostarci per avvicinarci alla famiglia, anche perché da Caserta è più facile raggiungere sia l’aeroporto di Capodichino che Fiumicino. Come vedi la voglia di viaggiare e ampliare gli orizzonti, nonostante l’età e gli acciacchi, è sempre viva.

Ed io la ringrazio per la cortese disponibilità sottolineando come l’ARCIDONNA possa continuare ad essere un punto fermo di riferimento per tante donne al fine di una continua evoluzione culturale e societaria anche nella nostra città e l’augurio che presto riprenda il corso della nostra vita, insieme ai viaggi verso gli affetti lontani.

Maria Teresa Infante

 

 

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Peppe Nacci

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