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ESTATE CALDA

Vittorio Antonacci
Scritto da Vittorio Antonacci

Dopo tre stagioni fredde, umide e piovose, si è aperta la porta Sud e, dal deserto africano è scivolato di colpo sull’Italia il paventato solleone: troppa grazia!
Qui da noi, terminata la tenzone elettorale, tutto sembra tornato come prima, salvo i prevedibili cambiamenti nei vertici della politica locale. L’opposizione, sconfitta, pare animata da sdegno e furore che si manifesteranno presto, al momento della ripresa dell’attività amministrativa.
A livello nazionale, si vive il brutto momento della incombente procedura d’infrazione che l’Europa sembra voglia affibbiarci: non piace a Bruxelles che l’Italia trasgredisca le regole comunitarie, accusate di accentuare senza remissione la nostra sudditanza economica. L’Europa vuole che noialtri si diventi di colpo probi, dopo che, per decenni, i governi di turno hanno preso sottogamba i problemi dell’economia.
E’ vero, però che, quelle regole che dovremmo rispettare, hanno nei nostri confronti un carattere afflittivo che tutto assicura, meno che lo sviluppo economico, invece tanto atteso.
Tuttavia, nonostante che le opposizioni politiche interne sembrino godere delle nostre difficoltà economiche, lo spread, il famigerato indice che ogni giorno ci stampano sul muso, sembra scendere e fornire così un aspetto migliore della nostra realtà economica.
C’è una sola ricetta che può farci star meglio e sarebbe il massiccio acquisto di titoli italiani da parte della Banca Centrale Europea, in modo che nelle casse del Tesoro entri molto denaro, evidentemente da spendere poi in opere pubbliche indispensabili su tutto il territorio nazionale. Solo così aumentano i posti di lavoro, circola più moneta ed il tenore di vita nazionale, tanto depresso, si sollevi dai limiti attuali.
La gran parte della gente manifesta insicurezza nel futuro, più che altro per le condizioni di vita che si troveranno ad affrontare i figli ed i nipoti. In frangenti simili, le forze politiche della nazione, tutte, di comune accordo dovrebbero trovare una unità di intenti così forte da costituire una sorta di governo di unità nazionale. Bando cioè alle ciance politiche ma ricerca assoluta delle soluzioni economiche più vantaggiose per la nazione tutta.
Sarà possibile lavorare in questo senso, superare cioè le particolarità, le divisioni che separano le parti politiche e capire che questo frangente è di capitale importanza per le sorti nazionali?
Conoscendo il pensiero e la vanità dei politici tutti, questo obiettivo unitario mi sembra difficile da raggiungere. Però la superbia deve essere messa da parte quando ne va della vita delle nostre classi future. Solo chi non ha figli e nipoti brandisce le armi della discordia!

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