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DIFERENZE E VALORI TRA FIGLI UNICI E CRESCIUTI IN FAMIGLIE NUMEROSE

Mario Cota
Scritto da Mario Cota

PARLIAMONE INSIEME

Gentile don Mario,
abbiamo deciso di sposarci l’anno venturo e siamo ben lieti della nostra scelta, maturata con serenità, alla presenza di Dio, nel quale abbiamo sempre creduto, grazie all’educazione ricevuta nelle nostre famiglie. E’, pertanto, nostro desiderio formare una famiglia con figli così come insegna la Chiesa.
Le chiediamo però una cosa, a nostro avviso, molto importante: è meglio avere un solo figlio o più figli come hanno fatto i nostri genitori e tanti altri papà e mamme?
Vi ringraziamo per la risposta.
Marco G. e Camilla F.

Cari giovani,
a questa domanda ha dato la risposta “ Educazione orizzontale. Il mestiere di sorelle e fratelli nelle famiglie numerose”. L’indagine ha concentrato l’attenzione sulla fascia d’età 20-30 anni: sono stati intervistati 113 giovani adulti, 62 cresciuti in famiglie con almeno tre figli, 51 come figli unici. I risultati sono ricchi e spesso sorprendenti. Qui ci limitiamo a ricordare alcune “differenze” nei confronti tra “figli unici” e “fratelli numerosi”, che hanno molto a che fare con alcune virtù sociali, come la capacità di generare legami buoni,solidaristici, capaci di accogliere “l’altro da sé”, il diverso.
Tra i giovani nati in famiglie numerose emerge il tema della “ precoce autonomia”, di una significativa capacità e voglia di uscire in fretta da casa, di avere spazi di responsabilizzazione e libertà di scelta, magari con una stanza tutta per sé, da non condividere. Questo spinge e consente a questi ragazzi una socializzazione anticipata, ingressi rapidi nel mondo del lavoro e anche matrimoni e nascite di figli molto prima dei loro coetanei. Inoltre, la disponibilità di relazioni e legami stretti con i propri fratelli, consente di godere di un capitale relazionale più solido, in una famiglia numerosa, rispetto all’esperienza del figlio unico.

Per i figli di famiglie numerose è una preziosa potenzialità: li aiuta a fare i conti con altri, ma anche a imparare presto a chiedere e dare aiuto, a contrattare, a capire che “non si vive da soli”.
Per i figli di famiglie numerose è una preziosa potenzialità: li aiuta a fare i conti con altri, ma anche a imparare presto a chiedere e dare aiuto, a contrattare, a capire che “non si vive da soli”.
Per i figli di famiglie numerose è una preziosa potenzialità: li aiuta a fare i conti con altri, ma anche a imparare presto a chiedere e dare aiuto, a contrattare, a capire che “non si vive da soli”.

Infine, chi vive con fratelli e sorelle ha a che fare con legami che non ha scelto e che non può cancellare. Impara, quindi, che il conflitto non può essere distrutto, e che va in qualche modo ricomposto, perché tuo fratello il giorno dopo, te lo ritrovi ancora davanti. Questa è una qualità etica sempre più necessaria, in un contesto sociale che vede l’altro, il diverso, come una minaccia, quando non come un “nemico”.
L’indagine conferma la centralità dell’esperienza familiare nell’educazione,nel costruire personalità e opportunità delle nuove generazioni verso la condizione adulta, e il valore che ha la presenza di fratelli e sorelle. Senza pretese di onnipotenza, perché sono tanti, oltre la famiglia, i soggetti che possono contribuire alla crescita delle persone, ma anche con un rinnovato senso di responsabilità, per le famiglie stesse, e per quelle numerose in modo speciale.
Il legame fraterno si conferma un prezioso dono e una risorsa speciale, certamente durante l’esperienza familiare, da figli, ma anche da adulti, una volta usciti dalla casa dei propri genitori, nel suo educare alla socialità, alla generosità, alla fedeltà ai legami, alla capacità di mediare nei conflitti, alla consapevolezza dei limiti dei propri desideri.

Cordialmente
don Mario

 

Circa l'autore

Mario Cota

Mario Cota

Monsignor Mario Cota, sacerdote della chiesa Parrocchia S. Nicola in San Severo.